[TEST-GM] Riforma Pac post 2020, il vino chiede sostegno a Centinaio

[TEST-GM] Riforma Pac post 2020, il vino chiede sostegno a Centinaio

La filiera vitivinicola italiana, attraverso una lettera, ha chiesto al ministro di farsi carico delle proposte di miglioramento del sistema della Politica agricola comune

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La riforma della Politica agricola comune Post 2020 è una sfida cruciale per la competitività del vino italiano e, per il valore economico che questo rappresenta, dell'intero comparto agricolo comunitario.

Siccome le richieste italiane di modifica del Regolamento Ocm sono rimaste ad oggi inascoltate, le organizzazioni rappresentanti la filiera vitivinicola italiana hanno chiesto al ministro Gian Marco Centinaio di farsi carico delle proposte di miglioramento del sistema Pac e di rappresentare con forza queste esigenze al commissario all'Agricoltura Phil Hogan e alla presidenza del consiglio dell'Unione europea.
E lo hanno fatto attraverso una lettera, firmata dai presidenti di Cia, Confagricoltura, Aci agroalimentare, Unione italiana vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi.

Nel testo le organizzazioni sottolineano quanto la riforma della Politica agricola comune costituisca un passaggio fondamentale per modernizzare e rafforzare l'orientamento al mercato del settore del vino.
In particolare, l'attenzione deve concentrarsi sulle modifiche relative alle disposizioni che regolano il sistema delle autorizzazioni agli impianti viticoli. In tal senso, è stato apprezzato qualche primo segnale di flessibilitànella bozza proposta dalla direzione generale agricoltura, che però viene valutato come insufficiente a garantire prospettive di crescita delle dimensioni delle aziende italiane in un contesto che vede un vigneto Italia tendenzialmente in declino, non certamente favorito dall'attuale regime.

Le proposte che le organizzazioni hanno presentato al ministero delle Politiche agricole riguardano in sintesi: l'istituzione di una riserva nazionale delle autorizzazioni per evitare la perdita di potenziale viticolo, il recupero dei diritti di impianto in scadenza e delle autorizzazioni non utilizzate a favore delle imprese più dinamiche. In questo modo si aumenterebbe la superficie media aziendale, elemento imprescindibile per la competitività.

In conclusione la lettera evidenzia che la crescita delle imprese vitivinicole italiane è un elemento strategico per l'Italia e per l'Unione europea. Quest'ultima deve necessariamente assumersi un preciso impegno nell'accogliere i miglioramenti auspicati per una maggiore flessibilità e funzionalità delle regole comunitarie.